LA 2 - Martedì 5 giugno ore 21
È diventato l'assedio più lungo della storia bellica moderna, quasi quattro anni di bombardamenti e attacchi, che hanno messo in ginocchio una città, che un tempo era definita la Gerusalemme dei Balcani.
La guerra di Bosnia è una ferita ancora sanguinante, anche se Karadzic e Mladic, i boia di Sarajevo e Srebrenica, sono in carcere all'Aja e se Milosevic, la mente della guerra e del genocidio è morto. Perché è impossibile lavare in due decenni il sangue (oltre centomila morti), il terrore (gli stupri di massa), l'orrore (il tentativo di genocidio). Parlare di Sarajevo vent'anni dopo significa anche capire il silenzio imbarazzato e a volte complice dell'Occidente, incapace di cogliere un mondo complesso come quello balcanico.
La RSI dedica una serata Evento a Sarajevo con un film in prima serata, "I cacciatori", con Richard Gere, racconto della caccia a un criminale di guerra, detto la Volpe, che altri non è che Radovan Karadzic e con una pièce teatrale, "Un cerchio azzurro immenso, nel suo cuore una stella", scritta e realizzata da Andrea Canetta nel 1994 ed ispirata a una vicenda che sconvolse ed emozionò. Bosko e Admira erano due giovani innamorati di confessioni diverse che avevano deciso di fuggire dall'inferno di Sarajevo, furono freddati lungo la famigerata "Via dei cecchini".
Per inquadrare questa serata, l'incontro con Predrag Matvejevic, storico, scrittore di origine bosniaca, nemico di ogni nazionalismo, esiliato per quasi vent'anni e autore di un libro centrale per capire i Balcani: "Diario Mediterraneo".
Serata evento, 05.06.2012 -
Intervista di Maurizio Canetta